Vulcano

la Hierà dei pirati

Vulcano

L’isola di Vulcano è sempre stata nota fin dall’antichità per la sua intensa attività vulcanica, ma non sembra mai essere stata abitata fino a età molto recente.
Nell’antichità l’isola era sacra ad Efesto, il dio dei vulcani e delle forze endogene della natura è portava il nome di Hierà (la sacra) o di Hierà Ephaistou (l’isola sacra a Efesto), ma sul’isola non sono state ritrovate testimonianze di culto prestate a questa divinità. Sono fiorite delle leggende che collocano nel cratere del suo vulcano l’officina di Efesto, nella quale lavoravano i ciclopi, ma ancora agli inizi del XV secolo gli spiriti infernali del vulcano si divertivano a disormeggiare le navi che cercavano rifugio dalle tempeste, se non si poneva una croce su l’ormeggio. Questo è narrato da Antoine de La Sale precettore dei figli di re Renato D’angiò, a cui capitò nel 1406 di visitare l’isola e lasciò una dettagliata decrizione della sua salita al cratere. Fu ritrovato nel XIX secolo un ripostiglio di monete d’argento di età greca, nascosto da qualcuno, recatosi in un momento di pericolo sull’isola e che poi non ha avuto la possibilità di tornare a riprenderlo. 
Poco abitata e dotata di due insenature opposte, una aperta a ponente ed una a levante, l’isola spesso forniva rifugio ai pirati del Tirreno. Qualche decennio prima dell’ultima grande eruzione del 1888-90 quando il cratere ha cessato di essere attivo, vivevano pochi agricoltori sul Piano, una zona molto fertile dell’isola dove tuttora vengono coltivate alcune aree e si fanno degli ottimi formaggi. Lo sfruttamento minerario per l’estrazione dello zolfo fu iniziato fin dai dai romani e continuato in diversi periodi. Nel XIX secolo l’isola di Vulcano fu concessa da Ferdinando I°, re delle Due Sicilie, al generale Vito Nunziante per i suoi meriti nelle guerre contro Napoleone, ma poi abbandonata. 
Nel 1860 l’isola venne rilevata dallo scozzese Stevenson che continuò a sfruttare le risorse minerarie fino al 1888, quando avvenne l’ultima eruzione del vulcano che distrusse tutte le attrezzature e lo costrinse ad abbandonare l’impresa e l’isola. L’attività estrattiva non riprese più, almeno come organizazione industriale, ma nelle zone di Gelso o sul piano continuò a svilupparsi una certa attivita agricola dai pochi abitanti rimasti, forse i coloni di Stevenson. L’isola in tempi recenti è divenuta un’apprezzata meta turistica, era già molto conosciuta prima della guerra come paradiso dei cacciatori e Pirandello veniva spesso a trascorrervi dei periodi. 
L’isola, però, ebbe una prima ondata di grande notorietà internazionale nel primo dopoguerra in occasione del film girato dalla famosa attrice Anna Magnani a Vulcano in contrapposizione al film girato da Rossellini a Stromboli. La storia d’amore fra Rossellini ed Ingrid Bergman a Stromboli fece scalpore ed ancora di più il fatto che la Magnani, che si diceva fosse innamorata di Rossellini, girasse anche lei un film nelle Isole Eolie nello stesso periodo per far dispetto al regista. Altro momento di notorietà Vulcano lo visse negli anni 70 grazie a Mike Bongiorno che costruì una villa nell’isola.

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